Truffe e partita IVA comunitaria


I mercati globali e la libertà di circolazione di beni e servizi all’interno dell’Unione Europea offrono notevoli opportunità per il commercio e l’imprenditoria, ma allo stesso modo si moltiplicano le occasioni di truffe e raggiri o anche di semplici ma pedanti inconvenienti tra Stati diversi, soprattutto dal punto di vista fiscale. Per chi opera nell’ambito dell’UE deve innanzitutto aprire una partita IVA comunitaria e allo stesso modo anche le proprie controparti europee devono essere provviste di partite IVA comunitarie a norma. È bene sapere che è sempre possibile verificare e controllare le partite IVA comunitarie attraverso un sistema telematico e di semplice consultazione chiamato V.I.E.S. (VAT Information Exchange System).

Come funziona il V.I.E.S

V.I.E.S. è un sistema automatico di scambio dei dati tra le diverse amministrazioni finanziari il cui scopo è quello di garantire e confermare l’affidabilità dei soggetti IVA (fornitori e clienti) e appurare la veridicità delle informazioni fornite dagli stessi soggetti. In realtà il sistema nasce per consentire un corretto flusso di dati attraverso le frontiere interne e per fornire informazioni specifiche sulle partite IVA, ma nella stragrande maggioranza delle volte, il sistema di consultazione è utilizzato da aziende e professionisti proprio per ricevere conferma dell’autenticità delle partite IVA comunitarie, nonché dalle stesse amministrazioni per accertare eventuali irregolarità negli scambi intracomunitari.

Affidabilità del sistema

Il sistema di controllo è affidabile perché chiunque intenda svolgere operazioni intracomunitarie deve, preventivamente, richiedere l’iscrizione all’archivio V.I.E.S. nei quali sono presenti le seguenti informazioni:

  • assenza delle prerogative oggettive-soggettive proposte dal d.P.R. num. 633 del 1972 implicanti la chiusura d’ufficio della partita IVA;
  • assenza delle prerogative oggettive-soggettive proposte dalla normativa collegata al d.P.R. num. 633 del 1972 convalidanti l’inserimento nel data base informatico delle persone autorizzate ad eseguire operazioni intracomunitarie;
  • impossibilità di riscontrare la correttezza delle informazioni fornite per l’identificazione ai fini dell’IVA a norma dell’art. 214 della Direttiva 2006/112 e del Regolamento (UE) num. 904 del 7 ottobre 2010;
  • presenza di soggetti identificati ai fini IVA dichiaranti di non esercitare più la propria attività economica come da Direttiva 2006/112/CE;
  • presenza di soggetti dichiaranti informazioni false per l’identificazione IVA o non dichiaranti eventuali cambiamenti dei propri dati perché rifiutabili dall’amministrazione tributaria;
  • presenza di gravi trasgressioni sugli obblighi dichiarativi IVA nei 5 periodi d’imposta antecedenti a quello in corso rispetto alla data di presentazione della dichiarazione di volontà;
  • presenza di coinvolgimenti in frodi fiscali da parte di titolari di ditte individuali, rappresentanti legali, amministratori o soci dei richiedenti l’autorizzazione;
  • altri eventuali elementi nelle mani dell’Amministrazione finanziaria indicanti criticità o rischi di genere vario.

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